La Rete ONU dice NO alla criminalizzazione degli operatori del riutilizzo di fascia debole

Comunicato stampa

“La Rete ONU dice NO alla criminalizzazione degli operatori del riutilizzo di fascia debole.

Basta rovistaggio, ma offrendo soluzioni alternative”

“La recente denuncia del Codacons (che ha presentato, secondo quanto riportato da alcune agenzie di stampa, un esposto alla Procura di Roma e una diffida al Comune per mancato controllo) sul costante aumento di persone che frugano nei cassonetti dell’immondizia e l’affermazione che “una città civile e attenta ai bisogni di tutti, specie dei più poveri, non può permettere che nel 2013 si assista ancora a tali scene, che potrebbero oltretutto configurare veri e propri reati, sul fronte della violazione della privacy e della sottrazione di beni altrui. Senza contare i rischi sul piano sanitario” ci offre l’occasione di ribadire alcuni concetti, e di cercare di fare informazione su un tema, quello dell’inclusione sociale legata alle attività di riuso, che ci sta molto a cuore”, afferma Aleramo Virgili Portavoce del Coordinamento Regionale del Lazio della Rete Nazionale Operatori dell’Usato.

“Innanzitutto, è vero che il fenomeno del rovistaggio è in aumento, non è vero che manchi il controllo. Nel solo 2012 la polizia municipale di Roma Capitale ha identificato decine di migliaia di raccoglitori informali (le principali associazione attive nella solidarietà sociale parlano di almeno 70.000 controlli) di beni e materiali ferrosi presenti nei cassonetti stradali della capitale. Questo testimonia che non ci troviamo di fronte a un mancato controllo, a meno che qualcuno pensi di mandare le forze dell’ordine a presidiare i cassonetti, ma ad una mancata capacità da parte della politica di ricercare soluzioni di sistema, capaci di inquadrare la questione sul terreno dell’emersione di pratiche sociali informali”, precisa Virgili.

Così come in molte sperimentazioni europee, quale il programma TransWaste, va in questa direzione anche il dialogo in corso tra la Rete ONU e l’AMA su questi temi, nel quadro della sperimentazione con Federambiente sulla ricerca di nuove modalità di rapporto tra gli operatori dell’usato e la gestione dei rifiuti. E le soluzioni di sistema su questo terreno esistono.

Roma non è la prima metropoli dove il fenomeno della raccolta informale è diventato un problema, rischia semplicemente di essere l’ultimo posto dove è stata ricercata una soluzione. La letteratura scientifica sull’argomento è vasta, e le buone pratiche adottate altrettanto: la RETE ONU ne raccomanda in particolare due.

La prima è un percorso di inserimento lavorativo capace di mobilitare le conoscenze costruite nell’attività informale di rovistaggio in veri e propri Centri del riuso, a partire dall’intercettazione delle merci riusabili presso i centri di raccolta rifiuti al fine di prepararle al riutilizzo e venderle all’ingrosso agli operatori dell’usato; la seconda passa per l’istituzione di Aree di libero scambio autorizzate (come da anni con successo avviene a Torino) dove operatori non professionali dell’usato possono scambiare e vendere i loro beni. Inoltre, l’emersione di queste attività informali passa per programmi di autopromozione sociale e per la creazione di cooperative.

“Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito sul territorio romano e regionale ad una netta inversione di tendenza nell’atteggiamento degli amministratori locali nei confronti degli operatori del riutilizzo che ha portato in breve tempo alla chiusura di esperienze cooperativistiche tra i raccoglitori di materiali ferrosi o dei mercatini dell’usato rom autorizzati in diversi municipi che avevano consentito l’avvio di un percorso di emersione e regolarizzazione di migliaia di operatori informali”, ricorda il rappresentante Rete ONU.

“Ci auguriamo che oggi, passata la sbornia ideologica sulla sicurezza vista come sistema solo di repressione e non di inclusione sociale e sulla lotta alla povertà e all’emarginazione, declinata troppo spesso come lotta contro i poveri e gli emarginati, grazie anche alle nuove normative europee e italiane sul riutilizzo, i tempi siano finalmente maturi affinché la pubblica amministrazione metta in agenda il tema del riutilizzo, a partire dal confronto con gli attori del settore e le loro rappresentanze, consentendo la piena valorizzazione dell’apporto ambientale, sociale e culturale del mondo dell’usato. Sono le soluzioni di sistema a garantire decoro e salute pubblica su questo terreno, non il controllo fine a se stesso” , conclude Aleramo Virgili, Portavoce del Coordinamento Regionale del Lazio della Rete Nazionale Operatori dell’Usato .

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