Montecitorio: al via l’iter della PdL per normalizzare il settore del riuso

Montecitorio: al via l’iter della PdL per normalizzare il settore del riuso

 

 

COMUNICATO STAMPA

Filiera del riuso: al via l’iter della PdL per normalizzare il settore

Verso una grande opportunità per regolare e rilanciare l’Italia del riutilizzo

 

Roma, 27 Settembre – Disciplinare e promuovere il settore del riuso attraverso la riduzione dell’IVA al 10%, l’istituzione di un Tavolo di lavoro permanente sul Riutilizzo e la definizione della figura dell’operatore dell’usato. Sono alcune delle istanze portate avanti da Rete Onu – la Rete Nazionale degli Operatori dell’Usato – accolte in parte significativa dal Movimento 5 Stelle con la Proposta di Legge n.1065, il cui iter è stato avviato questa mattina alla Camera dei Deputati.

La Proposta, che mira a regolamentare e rilanciare il settore italiano del riutilizzo, è rivolta agli operatori dell’usato ovvero a tutti quei soggetti che raccolgono e distribuiscono beni di seconda mano. Si tratta di operatori ambulanti (attivi nei mercati delle pulci, nei mercati rionali e su strada, o nelle fiere e nei mercati storici); ci sono poi i negozi dell’usato in conto terzi e quelli dell’usato tradizionali (come le botteghe di rigatteria); le cooperative del riuso; gli operatori della raccolta, del recupero e della distribuzione all’ingrosso di abiti usati ed elettrodomestici; i centri di riuso e gli impianti di preparazione per il riutilizzo.

Il quadro normativo vigente – sottolinea Alessandro Stillo, Presidente di Rete Onu – è inadatto a sviluppare e valorizzare le potenzialità della filiera del riuso. L’avvio dell’iter della Proposta di Legge rappresenta per gli operatori del settore un’importante possibilità di riconoscimento che produrrà diritti e norme utili a regolamentare l’intero comparto. Per noi oggi è un giorno importante

Un settore che fattura 2 miliardi

Sono circa 100mila le persone coinvolte nella distribuzione di merci di seconda mano ai consumatori, che ogni anno riescono a recuperare 500mila tonnellate di beni che vengono avviati al riutilizzo – garantendo il riuso di circa 8 kg di rifiuti per abitante – fatturando circa 2 miliardi. In assenza di un quadro normativo definito, molti operatori, e soprattutto gli ambulanti, sono costretti a lavorare in una zona grigia che genera precariato e una serie di problemi a ogni livello. La vulnerabilità economica e sociale di molti operatori non è tenuta in nessun conto. Sul settore pesano poi tasse e tariffe sproporzionate rispetto al valore effettivo dei beni commercializzati: particolarmente vessatorie sono le tariffe rifiuti, che non prendono atto della scarsa produzione di rifiuti d’imballaggio di questo tipo di attività né del lavoro ecologico fatto; e poi c’è l’IVA, che è già stata pagata al momento del primo acquisto e che oggi viene pagata due volte.

A mancare, in generale, è il coordinamento fra enti pubblici e attori privati; per la maggior parte dei beni durevoli, ad esempio, le raccolte dei rifiuti urbani non sono organizzate per differenziare ciò che è riutilizzabile e per convogliarlo nelle filiere economiche del riutilizzo.

“Questa iniziativa – spiega Pietro Luppi, Portavoce di Rete Onu –  contribuirà a sbloccare l’intercettazione delle 600mila tonnellate di rifiuti riutilizzabili in buono stato che potrebbero essere reinseriti in circolazione; si tratta del 2% dell’intera produzione di rifiuti urbani che causa uno spreco di denaro pubblico di almeno 60 milioni di euro annui. Seguiremo con estrema attenzione tutto l’iter di discussione della legge e proporremo che vengano affrontate alcune questioni che per gli operatori dell’usato sono fondamentali, come ad esempio le difficoltà generate dalla richiesta di offerte economiche al massimo rialzo per affidare il servizio di raccolta di beni riutilizzabili”.

La proposta

La Proposta di Legge n. 1065 (“Disposizioni per la disciplina dell’economia dei beni usati e la promozione del settore del riutilizzo, nonché istituzione del Tavolo di lavoro permanente sul riutilizzo”) istituisce un codice di attività specifico, il Codice Ateco, che circoscrive in maniera chiara i soggetti su cui ricadranno i provvedimenti in materia fiscale, commerciale, urbanistica e ambientale. Entrando nel dettaglio verrà creato presso il Ministero dell’Ambiente un Tavolo di lavoro permanente sul Riutilizzo, al quale partecipano Enti Pubblici e associazioni rappresentative del settore: il Tavolo avrà il compito di promuovere accordi e politiche finalizzati a incrementare riutilizzo e preparazione per il riutilizzo. Nel testo ci sono anche obblighi di tracciabilità dei beni usati per prevenire ricettazione e riciclaggio, non mancano disposizioni a tutela dei mercati storici, misure a favore dei soggetti vulnerabili e regole sull’insediamento degli operatori dell’usato nel territorio. La proposta vincola inoltre lo Stato a intercettare fondi europei per sostenere il settore del riuso grazie a politiche di educazione e dei percorsi di formazione professionale degli operatori.

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